#IORESTOACASA: il valore delle piccole cose

Il mondo intero si è fermato.
Anno 2020.
Quest’anno dal numero doppio identico finirà sui libri di storia, quasi sicuramente.
Il mondo si è fermato.
Il commercio, i trasporti, le aziende.
E anche il tempo. Sì, perché adesso scorre talmente tanto lento da sempre quasi fermo.
Così, in questo periodo di quarantena, allontanamento, social immersi di hashtag dedicati, gente che soffre, gente che continua a lavorare, gente che salva le vite, gente che la vita, purtroppo, la perde, dobbiamo tutti fare i conti con la nostra di vita e con il nostro tempo. Dobbiamo imparare a cogliere, nella negatività di un periodo buio come questo, il valore a ciò che davamo per scontato.
Io ci ho voluto provare con un video. Adesso mi spiego meglio.
Lo so, non sarò sicuramente la prima al mondo ad aver avuto questa idea, ma io ho semplicemente cercato di farla mia.
Vi spiego. Ora che abbiamo un po’ più tempo per capire il valore del tempo, ho voluto dare un senso anche alla più “banale” (e lo metto fra virgolette, attribuitegli voi il significato che sentite più giusto) quotidianità e al tempo impiegato nel viverla. Partiamo dal presupposto che siamo nell’era dei social, dove apparire è più importante di essere, dove non si da valore alle cose più ovvie, perché le cose più ovvie sono ormai troppo scontate e “out” per essere esposte sui social. Ma poi che succede? Succede che qualcosa più grande di tutti i pezzi di mondo messi insieme ci costringe a rivalutare l’importanza delle cose ovvie. E allora boom, stop. Fermi tutti. Rivalutiamo tutto. Forse è più importante essere che apparire, no? Gli abbracci, i saluti, il contatto umano, la passeggiata al tramonto sulla riva del mare, la prenotazione del volo per il viaggio tanto voluto, e fare la spesa incontrando un paio di amici, prenderci un caffè insieme, e uscire. Già. E i sorrisi, la cena coi parenti, una t-shirt nuova perché quelle vecchie sono un po’ scolorite. Farsi la doccia per uscire. No. Non si può uscire. E va bene, adesso è giusto così. Dobbiamo vincere questo maledetto mostro invisibile, e per vincerlo dobbiamo rimanere in casa. Allora impariamo di nuovo a dare senso alle cose “banali“. Impariamo di nuovo a dare senso al semplice fatto che siamo vivi, agli occhi aperti la mattina presto, e alla colazione fatta in cucina, al cane che ci saluta scodinzolando perché lui sì, lui è davvero felice perché può starti vicino tutto il giorno. Ridiamo importanza al sole, non è poi così scontato. Ridiamo importanza agli alberi, Dio, quanto sono belli, e alle cose semplici. Diamoci il tempo per leggere un libro, e ascoltare musica, e scrivere, e pensare. Rivalutiamo il tempo. Cerchiamo di essere, e poi, se poi vogliamo, possiamo anche apparire, ma almeno appariamo per ciò che siamo davvero. Smettiamo di dare tutto per scontato. La vita non è scontata. Quando la troverò appesa in un negozio, con un cartellino colorato con su scritto -70% allora sì, allora penserò che la vita è scontata. Ma ad ora non lo è e, secondo me, non lo sarà mai.
Questo è un video “banale”, già, perché non c’è niente di poi così tanto appariscente. Anzi. Scusate, che stupida che sono.
Sto vivendo.
E già solo questo non implica banalità.
Diamo senso al tempo ora che abbiamo tempo.

Un video dedicato alle cose semplici, in un modo che adesso ci appare talmente tanto complicato da vivere.
Sapete che c’è? #IORESTOACASA, che non vedo l’ora di poter uscire di nuovo.

ARTICOLI DAL BLOG:

Photo tips: consigli fondamentali per la fotografia di viaggio

Breve premessa:
Ad ora, aprile 2020, non sono una fotografa di professione. E’ uno dei tanti sogni nel cassetto, forse uno dei più vecchi, ma non lo sono. Il poter guadagnare con l’arte dell’immagine è un progetto che mi porto dietro dai tempi delle Scuole Medie. Tutto ciò che scrivo qua è frutto di studi ed esperienze personali, preferisco quindi considerali consigli e curiosità piuttosto che insegnamenti veri e propri. Faccio fotografia da quando avevo circa 12 anni, mi sono diplomata come Grafica Pubblicitaria con studio anche della fotografia a pieni voti. Ho passato anni a studiare e a fare esperienza con reflex, con passaggi di livello dalla prima reflex che tenevo in mano, all’ultima che ho avuto l’opportunità di avere. Ho praticato anche con macchine fotografiche analogiche, cercando di incrociare gli studi del digitale con l’analogico. Ho sviluppato e sto cercando di sviluppare capacità di post-produzione. Sono successivamente passata anche ad action cam, essendo orientata al mondo outdoor come stile di vita, e alla fotografia da cellulare, cercando la qualità nella versatilità di uno smartphone. In tutto ciò, sto cercando il mio stile. Nel frattempo sto imparando a farmi una ragione del fatto che forse il mio stile non è soltanto uno, ma comprende una serie di stili diversi che vanno a fondersi a seconda di ciò che mi passa per la testa. Dopo questa premessa, la mia speranza è poter dare consigli reali e utili sulla FOTOGRAFIA DI VIAGGIO.

COS’E’ LA FOTOGRAFIA DI VIAGGIO?

E’ un vero e proprio racconto in cui si imprimono i momenti e gli istanti che motivano un viaggio. Che sia quindi lo scatto ad un paesaggio, che sia la ripresa di un momento particolare del posto e della civiltà di cui stiamo facendo esperienza, in ogni caso, in sostanza, è la registrazione di un esatto momento e di un esatto luogo e attimo di un particolare pezzo di mondo. In questa registrazione ci sarà dunque natura, gente e cultura in una percentuale completamente soggettiva, che cambia a seconda del momento in cui si scatta e del soggetto che si vuole ritrarre.
Spesso quando si pensa alla fotografia di viaggio, la prima cosa che ci salta in mente è l’idea di un reportage nel bel mezzo del deserto dell’Africa, oppure il racconto di vita della gente del sud-est asiatico. E’ più facile accostare la fotografia di viaggio a determinati ideali, ma non è così.
La fotografia di viaggio racconta un determinato posto e ciò che è e/o avviene in tale posto in un determinato momento, che sia l’Africa, che sia Europa o qualsiasi altra parte di mondo. Non è corretto quindi pensare alla FOTOGRAFIA DI VIAGGIO esclusivamente come ad un reportage di un Paese più povero, o in guerra o qualsiasi altro motivo ci spinga a considerare un Paese più “sfortunato” del nostro.
I settori principali in cui, involontariamente, si avrà a che fare quando si comincia a fare fotografia di viaggio, sono diversi. I principali sono:

  • REPORTAGE: E’ il raccontare tramite una serie di scatti la storia, presa in diretta e senza niente di costruito, di un posto, di una cultura, di un evento o di un’esperienza di cui si è testimoni a tutti gli effetti. Nato dal giornalismo per documentare scene di guerra o di povertà, si è poi esteso anche ad altre categorie: viaggio, matrimonio etc.
  • STREET: La street photography si può considerare parte integrante del reportage, più precisamente reportage sociale. Si tratta di riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici, oppure semplicemente gli stessi luoghi come soggetto principale anche senza la presenza umana. L’idea è quella di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni. Solitamente il fotografo che prende in considerazione anche la street si affida ad una gestione non completa, causata dai milioni di sfumature di probabilità diverse, dei soggetti degli scatti, ma segue comunque un’idea fotografica di ciò che vorrebbe ottenere.
  • RITRATTO: Ruota intorno all’idea di mettere in risalto il volto di una persona, portandone a galla pregi e/o difetti fisici, ma anche emozioni, sentimenti e moralità del singolo soggetto. Reputo sia corretto, almeno nella fotografia di viaggio, cercare di capire il soggetto prima di ritrarlo, per cercare di ottenere una fotografia che riesca ad unire l’intenzione di chi la scatta, con le vere emozioni di chi invece è ritratto, molto più importanti rispetto alle intenzioni del fotografo.
  • PAESAGGISTICA/URBANISTICA: E’ un genere fotografico improntato a immortalare paesaggi naturalistici o urbani di un determinato luogo. E’ sicuramente uno dei generi fotografici più praticato al mondo, essendo anche il più semplice da ottenere. In realtà, un buono scatto, necessita sempre e comunque una dose elevata di buone idee, giusta tecnica, ottima conoscenza della luce e, non da meno, molta fortuna.

DIFFERENZE SOSTANZIALI FRA REFLEX, MIRRORLESS, ACTION CAM E SMARTPHONE. COSA UTILIZZARE?

Ad ora, nel mercato, è possibile trovare ottima qualità dalla reflex allo smartphone. Tutto sta in ciò che si intende fare, in ciò che, soggettivamente parlando, preferiamo, in ciò che riteniamo più consono a noi, ma, soprattutto, anche all’uso che dovremmo farne.
Ad ora un professionista della fotografia dovrà ancora considerare Reflex e Mirrorless di buon livello come strumentazione, perché i sensori di tali strumenti sono ancora imbattibili, soprattutto quando parliamo di macchine FULL FRAME.
Un full frame è un sensore, ossia la parte hardware dove la luce va a imprimersi per poi formare una successiva immagine, di dimensioni nettamente superiori rispetto ad un qualsiasi altro sensore ad ora sul mercato. Cercando di essere brevi, se riprendiamo la stessa immagine e la imprimiamo su una superficie APS-C (ossia un sensore più piccolo di un full frame) di 23,6×15,6mm e su una superficie full frame di 36x24mm, l’immagine avrà modo di imprimersi più correttamente e con più qualità su una superficie più grossa, mantenendo migliori le sfumature, le differenze, la nitidezza ed eliminerà molto più rumore, ossia l’effetto granuloso, sullo scatto.
Se si cerca quindi la qualità più eccelsa e correttamente più professionale, soprattutto in caso di vendita di fotografie, di ingrandimenti di notevole dimensione e qualsivoglia motivo di estrema precisione qualitativa, bisognerà sempre puntare ad una qualsiasi strumentazione dotata di un sensore full frame o comunque di un sensore di notevoli dimensioni. Ad oggi, determinate richieste comportano la scelta impareggiabile di una reflex o mirrorless piuttosto che di uno smartphone.
Parlare di quest’argomento ed elencare tutti i pregi e difetti di qualsiasi strumento disponibile per l’acquisizione immagine, necessiterebbe un intero sito web. Io provo a descriverne i punti salienti.

REFLEX: Qualità elevata. Nelle fasce alte di prezzo rimane imbattibile. Ha comunque diverse fasce di prezzo dove la qualità aumenta di pari passo. Hanno un peso piuttosto elevati rispetto alle altre categorie. Sono piuttosto ingombranti. La messa a fuoco veloce e precisa. Mantiene qualità anche con poca luce. Ottima ed eccellente in diversi campi della fotografia, meno versatile e utilizzabile in caso di action in prima persona, o in spostamenti dove si necessita leggerezza o di minore attrezzatura. I diversi obiettivi consentono la ripresa su più distanze e ampiezza della visuale mantenendo qualità e precisione. Solitamente ha una robustezza che ne consente l’affidabilità. Diverse modalità di scatto consentono la possibilità di usarla a tutti. Menù veloci intuitivi, i pulsanti sono facili e la camera ha un’impugnatura ergonomica.

MIRRORLESS: Qualità elevata. Ha diverse fasce di prezzo dove la qualità aumenta di pari passo. Nelle fasce alte di prezzo, si trovano anche full frame. Pesano circa la metà delle reflex. Anche gli obiettivi normalmente hanno un peso notevolmente minore. La messa a fuoco è più lenta rispetto alle reflex. Anche la batteria ha una durata inferiore. Mantiene la qualità anche con poca luce. Ottima ed eccellente in diversi campi della fotografia, meno versatile e utilizzabile in caso di action in prima persona. Eccellente per qualità anche senza avere un grosso peso da portare con sé. I diversi obiettivi consentono la ripresa su più distanze e ampiezza della visuale mantenendo qualità e precisione. Essendo più leggera, non ha la stessa robustezza di una reflex, necessita quindi più attenzione. Diverse modalità di scatto consentono la possibilità di usarla a tutti. I menù e pulsanti sono meno intuitivi rispetto ad una reflex.

ACTION CAM: Le fasce di prezzo troppo basse hanno qualità estremamente basse. Le fasce di prezzo medio-alte hanno una qualità notevole talvolta pareggiabile a reflex non di fascia alta. Il peso è irrilevante. Una action cam sta dentro ad una tasca e non si fa sentire. Anche con attrezzatura, il peso rimane minimo. Versatilità impareggiabile in caso di action. Robustezza impareggiabile, solitamente sono fatte con materiale che ne attutisce i colpi. Consente riprese e scatti che, con una macchina classica non sarebbe semplice effettuare, talvolta impossibile. Spesso è waterproof. Con poca luce in compenso perdono notevolmente qualità. Non hanno la totale versatilità di una reflex o mirrorless. In caso di zoom, al progredire dello zoom, la qualità si riduce e non sono disponibili obiettivi esterni che consentono di cambiare la lunghezza focale in maniera meccanica. Poco adatto ai ritratti classici perché i volti appaiono distorti se troppo ravvicinati. Le riprese sono automatizzate o semi-automatizzate.

SMARTPHONE: Gli smartphone stanno facendo progressi enormi nel campo della fotografia. Gli ultimi modelli di fasce prezzo medio/alte hanno qualità da far invidia a molte reflex di fasce prezzo medio-basse. Per una buona qualità, bisognerà comunque valutare uno smartphone con una fascia di prezzo medio-alta. Il peso è irrisorio e, in ogni caso, è diventato ormai quasi indispensabile. Uno smartphone normalmente è sempre con noi, quindi con una sola strumentazione abbiamo smartphone e macchina fotografica nello stesso istante. Non necessità chissà quale altra attrezzatura esterna. Talvolta waterproof. Rimane comunque più fragile quindi richiede più attenzione nel maneggiarlo. Non ha la totale versatilità di una reflex o mirrorless. In caso di zoom, al progredire dello zoom, la qualità si riduce. Non sono disponibili obiettivi esterni di estrema qualità che consentono di cambiare la lunghezza focale in maniera meccanica senza minare la qualità della foto. E’ poco adatto ai ritratti perché i volti appaiono distorti se troppo ravvicinati. Salvo app particolari, lo smartphone ha gran parte del procedimento automatizzato ed estremamente intuitivo.

La decisione, salvo necessità esterne che possono essere lavoro o qualsiasi altro motivo, è prettamente soggettiva.
Per cercare di orientarsi al meglio nella scelta, bisogna porsi delle domande.
Cosa voglio farne? Qual’è l’utilizzo principale che ne farei? Cerco praticità, leggerezza, utilità, precisione, versatilità etc.? Cosa cerco per l’esattezza?
Potremmo anche chiederci “quanto mi piace la fotografia?“. La fotografia è una passione che, quando ricerca anche la qualità, ha dei prezzi da tenere in considerazione. Bisogna sempre cercare di capire quanto puntare alla fotografia, capire se è la mera idea del viaggio o della fotografia che prevalgono, oppure entrambe, oppure serve solo ad immortalare qualche foto di minore conto. Per chi vuole puntare davvero alla fotografia, vada per gradi. E’ inutile comprare una reflex da 800/1200€ e scattare in modalità automatica perché non si conosce la tecnica fotografica. Sarebbe più consono allenarsi con strumentazioni di prezzo inferiore, o con uno smartphone scaricando app che consentano modalità manuali e vedere se davvero è una passione oppure un divertimento momentaneo.

Sostanzialmente cercare di capire quel che fa al caso nostro chiedendosi: l’uso principale che ne faremmo, gli stili principali che vorremmo prendere in considerazione, la praticità e versatilità che cerchiamo e quanto vorremmo investirci di soldi, tempo e studio. Unendo le risposte si dovrebbe trovare la soluzione.
Su mia esperienza personale, dopo circa 12 anni di reflex, causa un successivo stop dato dallo scippo della mia reflex da parte di un ragazzo in bicicletta proprio durante un viaggio (furto che mi ha portato un sorta di “trauma” non indifferente nei confronti della fotografia), mi sono dedicata sempre di più alla fotografia con action cam e smartphone, incrementando in compenso lo studio della post-produzione per ottimizzare gli scatti e le riprese.
Ad ora, ma ne parlerò con più precisione dopo, scatto da circa un anno con iPhone X e GoPro Hero 7 Black e devo dire che è una combo che sto amando in maniera particolare.

Trekking Toscana / Via Ferrata di Sant’Antone, Buti PI

Trekking in Toscana, Via Ferrata di Sant’Antone a Buti, Pisa

Periodo: gennaio 2020
Nonostante siano anni che pratico trekking su più livelli di difficoltà, questa è stata la mia seconda ferrata.
Di una bellezza assurda, speciale tanto quanto faticosa e, se posso permettermi di classificarla, alquanto complicata, sia a livello fisico che tecnico.
Presenta numerosissimi passaggi esposti, con appoggi per i piedi talvolta scomodi e talvolta difficilmente arrivabili. Alcuni tratti necessitano di forza anche nelle braccia.
Ci sono passaggi che sono decisamente in arrampicata, anche verticale.


LA FERRATA

Da Buti seguire in auto la ripida salita della strada del Monte Serra per circa 4km fino a trovare, sulla destra, un’area sterrata dove poter parcheggiare.
Nei pressi dell’area si trovano anche una fontana e una piccola casa cantoniera sulla sinistra.
Per raggiungere l’inizio del sentiero, continuare la salita a piedi sulla strada asfaltata per poco meno di 5 minuti fino a trovare, sulla destra, un cartello indicante il sentiero di accesso alla ferrata. Dopo altri 5 minuti circa, si troverà l’attacco della ferrata.

Il primo pezzo della ferrata, fino a raggiungere delle successive scalette in ferro, la reputo la parte più faticosa e tecnicamente difficile. Ma anche, raggiunto il termine della prima parte, la più bella.
Parte subito con l’attraversamento di un traverso a sinistra in leggera salita, e, a seguire, una serie di passaggi aerei e verticali da affrontare con scarponi in estrema aderenza, aiutandosi inoltre con i piccoli appoggi già presenti. Passato un ulteriore tratto verticale ancora estremamente impegnativo, si raggiungono delle scalette in ferro su roccia quasi strapiombante. Qui è molto utile avere buona forza anche nelle braccia.
Arrivati al termine della scaletta, va superato un traverso a sinistra esposto di nuovo su roccia verticale; qui non sono presenti molti appoggi a cui fare affidamento. Seguono un passaggio più semplice e un successivo nuovo traverso. Si continua poi ancora in verticale, prima seguendo una salita e, successivamente, una ripida e impegnativa discesa su cui rimane più complicato trovare appoggi per i piedi. Successivamente ci si trova di fronte ad un altro traverso verticale, ad un costone e ad una risalita in diagonale fino a trovarsi di fronte ad un ultimo passaggio tecnicamente impegnativo dove finisce il primo tratto della ferrata.
A questo punto si può decidere di terminare il percorso qua. Si può scegliere di seguire il sentiero segnato in salita che raggiunge, in poco tempo, il piazzale in località Il Ghiaccetto (536mslm), dove termina anche l’ultimo tratto della ferrata, oppure il sentiero in discesa, che riconduce all’attacco del sentiero dell’andata. Oppure si può continuare con il secondo tratto di ferrata, seguendo le indicazioni poste sugli alberi. Subito è presente un traverso in leggera salita a cui segue un una discesa in verticale tecnicamente e fisicamente impegnativa. Dopo diversi saliscendi, si aggira uno spigolo strapiombante per attraversare poi un lungo traverso esposto in diversi punti. Al fittone n.105 il cavo si interrompe per un breve tratto ed inizia il terzo ed ultimo tratto. E’ una parte particolarmente impegnativa, caratterizzata da un andamento ancor più verticale, diversi passaggi in salita superabili comunque faticosamente con una buona tecnica e forza nelle braccia. Si arriva poi al fittone n° 165 dopo un’ulteriore serie di esposti di diverse difficoltà tecniche e fisiche. Qui è presente un bivio: sulla destra la ferrata termina poco dopo con meno difficoltà, seppur attraversando in esposizione un passaggio particolarmente faticoso, a sinistra, passando sopra un piccolo ponticello sospeso, si raggiunge invece un tratto verticale breve ma che rimane tecnicamente e fisicamente impegnativo seppur facilitato dall’aiuto di due staffe.

SENTIERO DI RITORNO
Dall’uscita della ferrata, seguire un sentiero non segnato ma ben visibile fino a quando si raggiunge il piazzale in località Il Ghiaccetto. Per tornare alle auto basterà seguire la strada asfaltata in discesa per circa 2km oppure raggiungere il sentiero segnato, sul lato est del piazzale, che riscenderà fino all’imbocco del sentiero preso all’andata.

Impressioni:
Come già anticipato, reputo questa ferrata tecnicamente e fisicamente molto impegnativa. La roccia, seppur sia molto stabile e aderente, rimane comunque spesso priva di appigli visibili o facili. Questo mette a dura prova corpo e mente di chi la sta percorrendo, ma io mi sono trovata con picchi di adrenalina assurdi, a cercare di ascoltare il mio corpo, la mia mente e, soprattutto, quel che mi circondava.
L’esposizione è quasi costante, ci sono punti in cui ho fatto veramente molta fatica ad andare avanti, e, se non fosse stato grazie all’uso delle braccia fino a portarle stanche e del cavo d’acciaio, non sarei riuscita ad andare avanti.
Per quel che ne so, riuscire a concluderla come seconda ferrata, è stata una soddisfazione enorme.
I paesaggi sono unici. Non ero nemmeno minimamente cosciente del fatto che a Buti ci fosse un paesaggio di così tanta bellezza. Luogo estremamente boschivo, selvaggio, da l’idea di non stare nemmeno in Toscana.
Ci sono vie d’arrampicata ovunque, inoltre, poco più avanti, riprendendo l’auto e riscendendo poco verso il paese, sulla sinistra inizia un sentiero d’escursionismo facile non segnalato che segue e incornicia delle vie d’arrampicata, arrivando in cima alle lunghe pareti verticali, potendo godere di paesaggi e prospettive bellissime.

Io questa ferrata la consiglio vivamente.
Perché è unica.
Difficile, faticosa, assurda.
A chi non soffre di vertigini, a chi ha già fatto ferrate. A chi ha un po’ di forza fisica.
E mentale.
Perché serve anche quella, veramente.
Assicuratevi per bene ai cavi e fatevi questa ferrata unica nel suo genere se ve la sentite. Io credo proprio che non ve ne pentirete.

Per descrivere nel dettaglio le caratteristiche del percorso, ho preso riferimenti anche da vieferrate.it


Trekking Toscana / Via Ferrata Monte Procinto

Trekking in Toscana, via Ferrata del Monte Procinto, sulle Alpi Apuane meridionali, partendo da Albergo Alto Matanna

Altezza Procinto: 1175 mslm
Periodo: ottobre 2019
E’ stata la mia prima via ferrata. Speciale quanto fantastica. Non presenta grosse difficoltà, ma è da praticare tassativamente con attrezzatura da ferrata perché presenta diversi tratti verticali pericolosi da fare senza attrezzatura. Il sentiero parte dall’Albergo Alto Matanna, per proseguire verso il Callare di Matanna e scendendo verso destra, passando sotto la parete verticale del Monte Nona finché non ci si trova esattamente sotto il Procinto, da dove comincia la vera e propria ferrata.
Consiglio questa descrizione ben fatta per la descrizione del percorso.

Difficoltà: non è faticoso. Richiede uno sforzo maggiore in alcuni tratti della ferrata, ma, essenzialmente è praticabile da chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la montagna. Ripeto, da fare con attrezzatura e scarpe adatte.

Vedere il video per dettagli.

ULTERIORI INFORMAZIONI: clicca qui


Impressioni: Essendo stata la mia prima via ferrata, nonché prima volta in assoluto sul Monte Procinto, ultima vetta delle Alpi Apuane meridionali non ancora da me raggiunta, è stata un’esperienza particolarmente importante.
L’adrenalina non manca, e la sensazione d’esser sospesi quasi nel vuoto, sui passaggi verticali della ferrata, con sotto una buona distanza dalla terra, regala un non so che di perfetto.
Certa che i paesaggi apuani siano qualcosa di unico nel loro genere, vederli da un nuovo punto di vista, scalando letteralmente la roccia di una delle innumerevoli vette delle Dolomiti toscane, è qualcosa da fare almeno una volta nella vita da chi è appassionato di sport estremi, se così il trekking si può chiamare.
Lo consiglio semplicemente a chi ha già messo piede qualche volta sulle montagne e se ne è talmente tanto innamorato da volersi assaporare un nuovo modo per raggiungere le loro vette.


Trekking Liguria / Levanto-Mesco-Monterosso

Trekking in Liguria, lungo il percorso che da Levanto arriva a Monterosso al Mare, passando per Punta Mesco e risalendo da Monte Focone in una sorta di anello.

Lunghezza totale: 15,4 km circa
Ascesa: 1150 m circa totale su più salite
Tempo: 7 h circa
Altezza max: 470 m
Altezza min: 0m
Periodo: gennaio 2020
Difficoltà: faticoso per i meno allenati, ma non presenta punti particolarmente esposti o pericolosi se non a Punta Mesco, in cui bisogna prestare attenzione se si vuole intraprendere una discesa che porta più vicino al mare. Il sentiero che risale verso Monte Focone e riscende per raggiungere di nuovo Levanto, a gennaio 2020 presentava mancanza di segnaletica con facile possibilità di perdere il sentiero, mal visibile a causa di alberi caduti o tagliati. Fattibile se fatto con GPS indicante i sentieri.
Da fare con scarpe da trekking tutto il percorso.
Vedere il video per dettagli.

PERCORSO DETTAGLIATO GPS VIEWRANGER: clicca qui


Impressioni: La Liguria l’ho sempre apprezzata. Ha sentieri escursionistici sparsi in tutta la Regione, la costa è cosparsa di sentieristica per più livelli di difficoltà.
E, come per tutti i sentieri che ho avuto l’opportunità di fare in Liguria, anche il sentiero Levanto-Punta Mesco-Monterosso al Mare-Monte Focone-Levanto, è meraviglioso. Panorami spettacolari che cadono sulle falesie direttamente esposte al mare. Boschi, arbusti e sentieri ben segnalati. Tramonto da brividi, del resto il sole l’ho sempre visto cader bene nel mare ligure.
Per diminuire la lunghezza del percorso, basta fare il sentiero di ritorno uguale a quello dell’andata, salvo la diramazione per Punta Mesco che, volendo, può essere evitata, ma, soprattutto, basta evitare la tappa a Monte Focone. Così facendo, si perde però la parte più selvaggia del percorso.